PERSONAGGI

Impast’attrice

Ognuno è attore della propria vita ma alcuni di noi a volte esagerano e quando glielo si fa notare, se le fanno girare…

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Nel mondo là fuori funziona esattamente tutto come qui dentro, non pensate che sia diverso. Anche noi, qui, abbiamo personaggi che vogliono essere le prime donne incontrastate… che volete farci? Per fortuna, io da quassù posso non entrare troppo in certe dinamiche ma, è proprio il caso di dirlo, mi posso godere lo spettacolo.

Oggi voglio proprio presentarvi la primadonna del nostro laboratorio.
Siete pronti? Allora ciak, si gira e si rigira e si gira…

Lei è convinta che il suo sia uno dei ruoli principali in questo laboratorio e cerca di celare questa sua certezza con una finta modestia che, a tratti, la fa quasi risultare comica! Tuttavia, ammetto che buona parte delle vicende del laboratorio avviene tra le sue braccia o, meglio, tra le sue pale, forti e robuste grazie all’acciaio, potenti grazie al motore che le fa girare, ma efficaci solo grazie alla bravura e all’esperienza del mio chef. Ecco, l’ho detto!
Quando lui pigia su quel bottone iniziano i giri di giostra e chi vi sale sopra si lascia prendere dalla vertigine e dall’adrenalina. Ci fidiamo tutti della forza delle sue braccia e tutto quello che entra all’interno della sua ciotola non esce mai uguale a com’era all’inizio: è un po’ la sua magia, ammetto che spesso mi capita di essere ipnotizzato da quel vorticare di pale che girano a diverse velocità. Ora rapide e frenetiche, ora lente e cullanti, fino a che il mio chef non decide che è tempo di fermare tutto e di controllare il risultato.
Questa è una delle cose che più mi affascinano nel nostro laboratorio e che si compie soprattutto grazie a lei, non possono negarlo: l’emozione di cambiare stato, di fondere tante sensazioni in una sola.

Avete sicuramente capito che sto parlando dell’impastatrice o, come ama definirsi lei, l’impast’attrice, non senza un briciolo di egocentrismo.
Quando il mio chef avvia il suo motore, nei primi momenti è possibile sentire le urla delle farine: gridano per l’eccitazione e per la paura: anche quelle più tenaci in un primo momento tremano davanti alle sue pale. La vera bellezza, però, arriva dopo, quando lo chef versa l’acqua e il sale. In quel momento trattengono tutte il respiro (anche io, non lo nascondo): sono tutte li, immobili, in ansia ad aspettare il primo giro di giostra. Sto li a guardarle mentre cercano di resistere al richiamo delle pale, fino a quando capiscono che è inutile opporsi, che è più comodo lasciarsi andare e diventare morbide, flessuose ed eleganti, pronte per un altro dei bellissimi giochi che questo laboratorio è capace di offrire.

Ma non crediate che sia tutto un gioco, qui si fa sul serio perché anche il più piccolo dei piacere deve rispondere a certe regole. Ci sentiamo al sicuro, siamo protetti, abbiamo il nostro Angelo Custode, il nostro chef che sa cosa fare e cosa farci fare. Dall’alto non posso vederla, però la sua faccia soddisfatta la posso ben intuire quando spegne il motore, prende l’impasto tra le mani e lo porta sulla spianatoia: in quel momento vedo, però, la soddisfazione impressa sulle pale dell’impastatrice, felice di aver fatto bene il suo lavoro.

Il mio chef è molto affezionato all’impastatrice, alla fine di ogni giornata la pulisce alla perfezione e fa brillare come uno specchio le sue pale in acciaio prima di sistemarla al proprio posto. A dire la verità, però, lo chef ha una cura speciale per ognuno di noi, ci coccola e ci preserva come se fossimo i suoi tesori più preziosi in questo laboratorio. E sì, per me ha sempre un occhio di riguardo in più perché siamo insieme da tanto tempo e abbiamo stretto un rapporto speciale, quasi simbiotico. Sapete con chi altro ha un rapporto davvero molto molto stretto? Con i miei amici di cui vi racconterò la prossima volta, ma non facciamoci sentire dall’impastatrice, perché potrebbe esserne particolarmente gelosa…

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