PERSONAGGI

Il grembiule senza tempo

Il nostro armadietto non è tanto grande, ma all’occorrenza sappiamo stringerci per far posto ai nostri amici.
Il grembiule non dovrebbe stare con noi, il suo posto è in laboratorio, ma capita che a volte il mio chef decida di farlo stare nell’armadietto e allora le risate sono assicurate.

grembiule-senza-tempo-gustorie-freesco-gusto

Il grembiule è forse uno dei più burloni all’interno dell’officina, d’altronde è un indumento che si indossa già in età infantile quando si va a scuola, anche se di un colore diverso. Quello che ha scelto il mio chef è chiaro come me, bello rigido e spesso, quasi come una corazza. No, non deve proteggerlo dai fendenti o dalle spade, ci mancherebbe: deve semplicemente proteggerlo dagli sbuffi di farina e dagli schizzi d’acqua che potrebbero capitare sulla giacca… Poi chi la sente a quella sennò?

Il mio chef è un uomo molto attento all’ordine e alla pulizia, il nostro laboratorio è un luogo assolutamente a norma da questo punto di vista e lui si veste sempre di tutto punto perché, come legge e buon senso impongono, solo le mani e nient’altro devono entrare a contatto con l’impasto e con gli ingredienti.

Io e la giacca svolgiamo un tipo di lavoro, lui un altro, ma il fine è lo stesso: dobbiamo fare in modo che lo chef non si sporchi più di tanto. No! La parola sporco non mi piace, stiamo parlando solo di farina e di acqua, come possono sporcare? Anzi, a noi piace un sacco quando un po’ di farina si aggrappa alla nostra tela!

Non ci sentiamo per nulla sporchi, soprattutto il grembiule è fatto appositamente per raccoglierne quanta più possibile. Le macchie di acqua e di farina sono le medaglie che il nostro chef conquista ogni giorno sul campo, come quelle che i soldati conquistano in battaglia.
Io, dall’alto, vedo il mondo in un determinato modo, l’amico grembiule ha un altro punto di vista completamente diverso rispetto al mio, che spesso fa sembrare la realtà quasi opposta. Se c’è una cosa, però, che mi piace da impazzire del grembiule è proprio il fatto che è come se fosse il tratto di collegamento tra ieri e oggi: tra l’Angelo bambino che andava a scuola e quello che oggi, ogni mattina, va a lavorare.

Sapete, io lo vedo quando si veste, sono lì con lui: il grembiule è l’ultimo strato della sua armatura, lo indossa per ultimo e posso percepire addosso a lui quella trepidazione e l’ansia che probabilmente lo accompagnano fin dalle elelementari. D’altronde, per lui, ogni impasto è un compito in classe, ogni lievitazione è un’interrogazione e bisogna essere preparati per prendere un bel voto.

Per questo ogni volta è come se fosse la prima, anche se con il tempo l’esperienza e la professione ti fanno diventare sempre più bravo non bisogna mai abbassare la guardia anzi, e soprattutto, mai perdere la cosa più importante: la voglia di divertirsi e di creare.
Questo il mio chef lo sa bene…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *